— Sul futuro del lavoro mi dicono di non preoccuparmi. Ma nessuno mi spiega cosa fare.
— Tutti mi dicono di stare tranquillo.
— È la frase che meno aiuta.
— “Il futuro creerà nuovi lavori.”
— Ma non dicono quali. Né quando. Né per chi.
— E io sono qui, nel mezzo.
— Con un lavoro che esiste ancora, ma non so per quanto.
— Non sei disoccupato.
— Ma non sei nemmeno al sicuro.
— È una precarietà nuova.
— Mentale, prima che economica.
— Provi a informarti.
— Ma ogni articolo dice qualcosa di diverso.
— Alcuni promettono opportunità.
— Altri parlano di disastri.
— E tu resti fermo.
— Con l’ansia di dover fare qualcosa senza sapere cosa.
— È come se il cambiamento corresse più veloce delle spiegazioni.
— E il silenzio diventa il vero problema.
— Non è l’IA che spaventa.
— È l’assenza di orientamento.
— Perché nessuno ti dice dove stiamo andando.
— Solo che “andrà bene”.
— Ma senza una direzione, anche l’ottimismo pesa.
— Sì. Perché non ti dà appigli.
— E allora la paura cresce lì.
— Nel vuoto tra promesse e realtà.
Quando l’incertezza diventa concreta, la domanda cambia. Se ne parla in “E se con l’IA perdo davvero il lavoro?”

