Rinnovo contrattuale: allora… servo ancora?

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Rinnovo contrattuale: allora… servo ancora?
È questa la domanda.

— Dovrebbero rinnovare a breve.
— E ti basta?

— In che senso?
— Ti basta un sì per stare tranquillo?

— Beh… sì.
— No.

— Vuoi una conferma.
— Di cosa?
— Che servi ancora.

— È normale.
— È umano. Ma non è la stessa cosa.

— Se mi rinnovano, vuol dire che vado bene.
— O che, per ora, sei ancora utile.

— Cambia poco.
— Cambia tutto.

— Spiegati.
— “Valere” è stabile.
“Servire” è temporaneo.

— Quindi il rinnovo contrattuale non dice nulla?
— Dice molto.

— Cosa?
— Che oggi hai ancora un posto.

— E domani?
— Domani devi guadagnartelo di nuovo.

— Non mi piace questo ragionamento.
— Non deve piacerti. Deve essere vero.

— Quindi sto aspettando qualcosa che non mi darà mai sicurezza?
— Esatto.

— E allora perché conta così tanto?
— Perché oggi non ti confronti più solo con altre persone.

— E con cosa?
— Con l’intelligenza artificiale.

— Quindi basta un rinnovo per sentirmi al sicuro?
— No.

— E allora cosa serve?
— Capire che il problema non è se ti rinnovano.

— E qual è?
— Se, senza quel rinnovo…

— …?
— inizi a chiederti quanto vali davvero.

Forse il punto non è il rinnovo contrattuale.

Ma il bisogno che qualcuno,
anche solo per un momento,

ti faccia sentire
ancora necessario.

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