— Non ho paura di perdere il lavoro: non è il posto che temo di perdere.
— Allora cos’è?
— Me stesso.
— Il modo in cui mi sono sempre definito attraverso quello che faccio.
— Il lavoro come identità.
— Sì. Quando ti chiedono “chi sei?” e tu rispondi con una professione.
— E oggi quella risposta non basta più.
— Perché non è chiaro cosa resterà rilevante.
— L’IA fa le cose più velocemente.
— Meglio, spesso.
— E io mi chiedo: se non servo più così, allora chi sono?
— Nessuno ti prepara a questa domanda.
— Ci insegnano a studiare, produrre, migliorare.
— Non a ridefinirci.
— E quando l’identità vacilla, non è solo lavoro che cambia.
— È il senso di continuità.
— L’IA non crea questa crisi.
— La rende visibile.
— Perché improvvisamente il valore non è più automatico.
— Va ripensato.
— E fa paura.
— Sì. Perché non abbiamo ancora le parole giuste.
— Forse è questo il punto.
— Non sapere chi siamo mentre tutto cambia.
— E accettare che, per un po’, la risposta sia: non lo so.
Se la paura non è solo perdere il lavoro, ma non sapere cosa fare dopo, il dialogo continua in “Mi dicono di non preoccuparmi. Ma nessuno mi spiega cosa fare.”

