Generazione sbagliata? È facile dirlo.
— Quelli prima di noi se la sono goduta.
— In che senso?
— Pensioni, stabilità, lavoro sicuro.
— E quindi?
— Hanno avuto tutto.
— E noi no?
— Noi abbiamo precarietà, debiti, incertezza.
— È colpa loro?
— Un po’ sì.
— Un po’.
…
— Però qualcosa l’hanno costruito.
— Tipo?
— Strade, aziende, un sistema che ancora regge.
— Con sacrifici.
— Sì, ma oggi paga poco.
— Oggi paga diverso.
— Quindi avevano ragione loro?
— Non è questo il punto.
— E qual è?
— Che ogni generazione pensa di aver trovato un mondo peggiore.
— Perché è vero.
— O perché è il momento in cui arrivi tu.
— Noi però stiamo pagando di più.
— Loro dicevano lo stesso.
— Non è la stessa cosa.
— Non lo è mai.
— Quindi siamo solo sfortunati?
— No.
— E allora?
— Siamo nel mezzo.
— Nel mezzo di cosa?
— Di qualcosa che sta cambiando.
— E noi cosa stiamo facendo?
— Ci adattiamo.
— O sopravviviamo.
— O entrambe.
— Però almeno non stiamo sbagliando come loro.
— Ne sei sicuro?
— Sì.
— Davvero?
— Sì.
— Allora dimmi:
— Cosa stiamo lasciando a chi verrà dopo?
— Non lo so.
— Neanche loro lo sapevano.
— Però oggi è diverso.
— Sempre.
— Perché adesso c’è qualcosa in più.
— Cosa?
— L’intelligenza artificiale.
— E quindi?
— Stiamo iniziando a usarla per lavorare meglio.
— O per fare meno fatica?
— Anche.
— E tra qualche anno?
— Sarà normale.
— E allora cosa diranno di noi?
— Che avevamo uno strumento potentissimo.
— E?
— E che lo abbiamo usato male.
— Quindi anche noi…
— Sì.
— Potremmo essere la generazione che ha sbagliato.
— Esatto.
Forse il punto non è chi aveva ragione.
È che ogni generazione
pensa di aver fatto il meglio possibile.
E poi arriva qualcuno dopo
a guardare tutto con più lucidità.
E dirà:
Avevano uno strumento potentissimo.
L’intelligenza artificiale.
Eppure lo hanno usato male.
Se solo avessero… noi oggi avremmo…

